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    Il Dalai Lama In Visita In Italia


     

    Il Dalai Lama due settimane prima del suo arrivo in Italia aveva lanciato un appello al premier Romano Prodi, chiedendo un appoggio dal nostro paese, un sostegno da parte del nostro governo a favore del popolo tibetano.

    «Un appoggio dell’Italia potrebbe aiutare a creare un contesto internazionale che incoraggi il governo cinese a riconsiderare la linea dura nei confronti del Tibet e ad aprire un dialogo onesto e serio per trovare una soluzione accettabile da entrambi le parti».

    L’ambasciatore cinese in Italia ha minacciato ritorsioni alla regione Piemonte, per aver organizzato una manifestazione dedicata ad un personaggio così spregevole, che cerca di portare la pace nel suo piccolo lembo di terra, martoriato dalla dittatura comunista cinese.

     

    Per chi non lo sapesse, riassumo brevemente la questione:

    quando nel 1949 venne formata la Repubblica Popolare Cinese cominciò la minaccia di “liberare il Tibet dalla dittatura del Dalai Lama”. Nonostante il piccolo stato avesse fatto appello alle Nazioni Unite l’Armata di Liberazione Popolare invase la parte orientale del paese.

    Nel ’50 la Cina comunista invase ufficialmente il Tibet, e il governo tibetano dovette negoziare una “liberazione pacifica”, che annetteva comunque il piccolo stato alla Cina.

    Nel periodo che va dal ’51 al ’54 vi fu una forzata convivenza pacifica da parte dei cinesi. Lo scopo era ottenere il controllo militare, politico e logistico del Tibet. Nel ’55 viene sciolto il Governo Tibetano, che venne rimpiazzato dal Comitato Preparatorio per la Regione Autonoma Tibetana, un fantoccio nelle mani del governo cinese.

    Allo stesso tempo cominciano le rivolte contro i cinesi, che in pochi anni si diffusero in tutto lo stato. La Cina comunista non si fece scrupoli a reprimere le rivolte, e le vittime degli scontri nell’arco di 4 anni furono decine di migliaia di tibetani.

    I disordini culminarono con la rivolta di Lhasa e con la partenza del Dalai Lama per l’India.

    Vennero imprigionati migliaia di cittadini, e vennero istituite delle “Riforme Democratiche” che portarono allo spopolamento e alla distruzione dei monasteri, e alla repressione della cultura tibetana. I cinesi si dedicarono anche al saccheggio delle proprietà dei liberi cittadini. Si conta che in quegli anni ben 70.000 tibetani si rifugiarono in Nepal e in India.

    La liberalizzazione economica e culturale che avvenne agli inizi degli anni ’80 portò ad una rinascita della religione, del nazionalismo e della cultura tibetana. Inoltre la riapertura delle frontiere fece emergere questi gravissimi atti perpetrati dalla Cina comunista.

    Il Dalai Lama cominciò quindi di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo le vicende che avevano colpito il Tibet, e venne ascoltato anche a Strasburgo.

    Intanto in Tibet le sommosse ripresero, che sconfinarono nel 1989 con la strage di Piazza Tienanmen a Pechino. Nello stesso anno al Dalai Lama venne conferito il premio Nobel per la pace.

    Per tutta risposta la Cina iniziò una campagna di svalutazione della cultura tibetana.

     

    E a quanto pare la storia continua fino al giorno d’oggi, perché il governo cinese ha cercato di impedire in tutti i modi al Dalai Lama di diffondere i suoi concetti di pace in giro per il mondo, considerandolo il nemico numero uno della loro beneamata dittatura comunista.

    Nel 2000 la Cina esercitò fortissime pressioni sull’ONU, affinche si impedisse al Dalai Lama di partecipare al Summit per la Pace del Millennio, a cui parteciparono molti leaders spirituali.

     

    Tornando al 2007 e al viaggio nel nostro paese: il nostro caro Fausto Bertinotti non ha saputo dare una spiegazione sul perché il Dalai Lama non dovesse venire a tenere il suo discorso a Palazzo Chigi.

    Il nostro amato Romano Prodi non lo incontrerà, come non lo volle incontrare nel 2006 (beninteso: il nostro caro premier vorrebbe sospendere l’embargo delle armi alla Cina).

    E il vaticano? Milioni di cattolici cinesi vengono sterminati e perseguitati ogni anno, ma i pretini se ne lavano candidamente le mani, e neppure il capo della cosca mafiosa, Benedetto XVI,  incontrerà il leader spirituale tibetano.

     

    Il Dalai Lama è stato ricevuto da George Bush, dalla Merkel, e anche in Canada e in Austria. Questi paesi non si sono fatti intimidire dal governo cinese, e solo noi, poveri cagasotto, non vogliamo incontrare una persona di cotanta importanza per paura che i cinesi non importino più i loro prodotti scadenti nel nostro paese, e che ci proibiscano di importare in Cina. Ci stiamo dimostrando un paese governato da comunisti, che con il loro indegno silenzio si allineano alla dittatura di Pechino.

     

    Vergogna a questa gente, e a quei bifolchi che hanno dato loro fiducia votandoli.

                                                              

                                      

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